Pecetto torinese 12 ottobre 1877 – Torino 20 agosto 1968.
È stata la traduttrice de La crisi della civiltà, che esce per i tipi di Einaudi nel ottobre del 1937. La seconda edizione ‘migliorata’ nel 1938. Nelle prime due edizioni non viene citato il nome della traduttrice e per molto tempo si è pensato che fosse stato tradotto da Luigi Einaudi. Il nome di Barbara Allason viene riportato solo a partire dal 1962 .
La Allason è stata una germanista. Una prima bibliografia delle sue opere in Tradurre. Vedere inoltre il sito Letterature tradotte in Italia.
Vedere le pagine dedicate di Wiki e della Treccani (Diz. Biogr.).
Per qual motivo non viene citato il nome della traduttrice. solamente a partire dal 1962 lo veniamo a sapere; e a causa delle sue attivita antifasciste??
È probabile che da parte dei vertici della casa editrice Einaudi si sia voluto mantenere il riserbo sul nome di Barbara Allason come traduttrice proprio in ragione delle attività anti-fasciste della germanista torinese. Non bisogna però dimenticare che non abbiamo la certezza assoluta che Allason sia stata davvero la traduttrice, o la traduttrice unica, delle edizioni Einaudi de “La crisi della civiltà” risalenti agli anni 1937 e 1938. Sappiamo che tali traduzioni, che però non includono alcune parti del testo originario in lingua nederlandese, è stata condotta sull’edizione tedesca del 1936 (Im Schatten von morgen, eine Diagnose des kulturellen Leidens unserer Zeit), curata da Werner Kaegi. C’è un elemento da considerare. In una lettera del 6 dicembre 1937, inviata da Huizinga a Luigi Einaudi, il primo, ringraziando per aver ricevuto una copia della prima edizione italiana del suo libro, esprime anche sorpresa e gratitudine per aver appreso che lo stesso Einaudi si è occupato della traduzione del testo. Non è dato sapere come Huizinga abbia appreso tale notizia. Dobbiamo concludere che ad Huizinga sia stato taciuto il nome di Barbara Allason di proposito, e sia stato fornito il nome dell’amico Einaudi come traduttore, anche se ciò non era vero? Oppure vi è stata una collaborazione fra Einaudi e Allason, e per prudenza è stato riferito solo il nome di Einaudi che per discrezione ha fatto omettere la menzione del suo stesso nome come traduttore? In assenza di un puntuale riscontro/comparazione testuale possiamo anche ipotizzare che le versioni del 1937 e del 1938 siano da attribuirsi al solo Einaudi e quella del 1962 ad Allason. A mio parere è plausibile che Einaudi si sia avvalso della collaborazione di Allason già nel 1937 per poi, a fascismo crollato, dare il risalto che meritava ad Allason stessa come traduttrice. Si tratta di congetture in attesa di riscontro puntuale.
Aggiungo un dettaglio di una certa importanza di cui mi sono accorto di recente.
Nella lettera che Johan Huizinga invia a Luigi Einaudi il 13 settembre 1937, lo storico olandese ringrazia l’amico Einaudi per aver ricevuto le bozze della traduzione di “Nelle ombre del domani” (“La crisi della civiltà”). Esprime un giudizio di soddisfazione. Aggiunge: “You may call the Italian edition something peculiar, because it is the only one made after the English text, which I consider as an improvement of the original. It was made by my son, in constant collaboration with me”.Dunque, Huizinga dice che la versione italiana è stata condotta sulla base dell’edizione inglese, pubblicata a Londra nel 1924, sebbene quest’ultima reca solo il nome di F. Hopman come revisore finale della traduzione.
Su queste basi si potrebbe spiegare come mai il nome di Barbara Allason compaia solo nel 1962. È effettivamente solo allora che la Einaudi la incarica del lavoro di traduzione. Allason porta a termine il lavoro concentrandosi sull’edizione tedesca del 1936 (“Im Schatten von morgen, eine Diagnose des kulturellen Leidens unserer Zeit”), curata da Werner Kaegi. Se si riuscisse a confermare ciò, diventa molto probabile che le edizioni del 1937 e del 1938 non abbiano nulla a che fare direttamente con Allason, ma siano il frutto del lavoro di Luigi Einaudi.
Mi scuso e devo correggere – ho citato il nome di F. (Fritz) Hopman erroneamente. Egli si prese cura della traduzione in inglese di “Herfsttij der Middeleeuwen” (Autunno del Medioevo) che risale appunto al 1924.
Per la tradizione in inglese di “In de schaduwen van morgen”(Nelle ombre del domani) si veda:
J. Huizinga, “In the shadow of tomorrow; a diagnosis of the spiritual distemper of our time”, translated by J.H. Huizinga, Heinemann Ltd., London-Toronto 1936.